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Il peccato di Loreta

Alberto Boccardi

Alberto Boccardi

Il peccato di Loreta

I

La vecchia casa, appartenente da oltre settanta anni alla famiglia dei Sant'Angelo, ГЁ sita in una delle piГ№ belle e pittoresche posizioni dell'alto Friuli.

L'edificio a due piani, fabbricato nello stile de' villini veneti, ГЁ posto sul colmo di una collinetta in mezzo alla vallata ubertosa, che si stende da Tricesimo a Cividale. La vista che vi si gode ГЁ stupenda: dal grande balcone della sala al primo piano l'occhio abbraccia una distesa larghissima di paese: di fronte, nella lontananza, ritto sulla curva cerulea dell'orizzonte, l'angelo d'oro che si libra sul castello di Udine; poi, mezzo nascosti tra le spalliere de' gelseti, o surgenti come bianche fantasie in mezzo alla vastitГ  dei prati verdeggianti, i numerosi villaggetti, fatti di poche casipole aggruppate intorno a un campanile: Leonacco, Fraelacco, Nimis, San Pelagio, Torreano; di fianco, in una sfumatura candida, la linea serpeggiante del Torre, e in fondo, di lГ  dai poggi di Montegnacco, il fosco profilo delle Carniche, dalle creste brulle e dentellate.

Nel paese la famiglia dei Sant'Angelo ГЁ notissima ed amata. Gente buona ed alla mano, amica del povero e dedita tutta ad un'onesta ed indefessa operositГ , i Sant'Angelo hanno una storia semplice e si sono creata la loro modesta fortuna a furia di lavoro.

Dura ancora, come una simpatica tradizione nelle vecchie case del Friuli, la memoria di un Sant'Angelo, venuto alla metГ  del secolo scorso a stabilirsi dalle native valli del Veronese nel paese di Tricesimo. Sulla piazza della gaia borgata vi mostrano ancora una botteguccia nella quale anticamente questo Sant'Angelo aveva aperto un suo esercizio di caffetteria, divenuto in breve tempo, per la gioconda urbanitГ  del padrone e per l'eccellenza delle bibite, ch'egli sapeva preparare, il ritrovo prediletto di tutti i maggiorenti del luogo. Il vecchio caffettiere era una figura originalissima: seduto in mezzo a' suoi avventori, pronto a fare servizio a tutti quanti, dava continue prove del suo raro criterio e dello spirito svegliatissimo. Si racconta di lui come avesse composte molte ed ardue liti, come avesse ridotto a conciliazione famiglie divise da lunghi ed atroci rancori, e ancora si ripetono certe graziose poesie in dialetto friulano, ch'egli improvvisava nelle ore d'ozio, dietro il suo banco di caffettiere, e recitava poscia agli avventori in mezzo all'ilaritГ  generale.

Così, favorito dalle simpatie di tutti, il buon Sant'Angelo, se provvide alla sua rinomanza di valent'uomo e di giovialone numero uno, riuscì anche a mettere le basi ad una discreta fortuna. L'esercizio andava benone; subito dopo i primi anni, qualche grosso centinaio di fiorini d'argento veniva portato, a non lunghi intervalli, alla Banca di Udine; quindi alcune speculazioni, tentate con prudente abilità e riuscite in modo felice, avevano messo la famiglia in ottimo stato.

Il modesto caffettiere un bel giorno divenne proprietario di un largo tratto di terreni, sui quali era da gran tempo l'occhio cupido di molti fra i più ricchi possidenti del circondario. Il vecchietto peraltro non insuperbì, nè smise, per la mutata posizione, le sue abitudini di rigorosa economia e di assiduo lavoro. "Bisogna pensare-era una delle sue massime favorite-a quelli che ci toccherà lasciare dietro di noi!" E questi, per i quali il Sant'Angelo aveva un'adorazione infinita, erano i suoi due figli, Camilla e Giovanni: il dolce suo conforto dopo la morte, avvenuta in giovanissima età, della madre loro.

Il vecchio però ebbe da entrambi le maggiori consolazioni. La figlia andò sposa a un negoziante di panni, vicentino, tenuto in conto di uomo probo ed assestato; il figlio riuscì a compiere i suoi studi di medicina all'università di Padova, con eccellente successo. E così il brav'uomo potè chiudere tranquillamente gli occhi, pago di avere speso in ottimo modo la propria esistenza.

Giovanni Sant'Angelo, che negli anni passati a Padova in mezzo alla baraonda tanto gioconda degli studenti, aveva appreso ad ama